• home                                      La storia della Sicilia
"Quando il padre eterno creò il mondo e profuse i vari colori alle varie parti del mondo, sulla tavolozza gli restarono di ogni colore piccolissime quantità. Non sapendo come distribuirle, le mise assieme e le riversò su un isola del Mediterraneo: la Sicilia, che così divenne l'isola del sole, la più bella delle isole, l'isola più favorita dalla natura, la regina delle isole".
(da "Viaggio in Italia" di J.W.Goethe)

…Anche se ci sono leggende e testimonianze di vita nel paleolitico (Omero nel IX e X libro dell'Odissea racconta dei mitologici Ciclopi, i giganti da un occhio solo, e dei Lestrigoni antropofagi abitatori dell'odierna Lentini), secondo Tucidide (lo storico più attendibile) i primi abitatori della Sicilia risalgono al neolitico e furono i Sicani, immigrati probabilmente dalla Spagna (proprio dai Sicani nasce il primo nome dell'isola Sicania); i Siculi, provenienti dall'Italia ed insediatisi nella parte orientale; gli Elimi, una popolazione mista giunta dalla Libia, dalla Focile e dall'Anatolia che si stabilirono nel territorio occidentale.

Nel 700 a.C. nella Sicilia Occidentale giunsero i Fenici che fondarono strutture urbane e fecero divenire importanti centri di scambi commerciali Motia, Soluto e Palermo.Proprio per questo la Sicilia dal quel momento in poi, divenne un punto strategico e di riferimento per i popoli navigatori.

Dal 735 a.C. con l'arrivo di coloni greci Greci (provenienti dalla Calcide nell'Ebubea), si apre un'epoca storica di fondamentale importanza durante la quale la civiltà greco-sicula raggiunse eccezionali livelli di progresso e d'arte ricordata anche come il periodo della Magna Grecia. La prima colonia fu Naxos e poi Lentini, Catania, Zancle (l'attuale Messina) Siracusa, Palazzolo Acreide, Camarina, Megera Iblea, Selinunte, Gela, Agrigento.
Fino al III° secolo a.C. si combatte per l'indipendenza delle nuove colonie sia dalla Grecia che dai Cartaginesi insediati sulle coste occidentali. Si alternano alleanze per il dominio del territorio, che originano varie tirannidi. Emerge la potenza della città di Siracusa, governata dai Dinomenidi. Nel 465 a.C la caduta dei Dinomenidi e l'insurrezione dei Siculi capitanati da Ducezio, compromettono un processo di unificazione che sembrava stesse avviandosi. La concorrenza delle comunità cittadine agli interessi consolidati dei Greci e dei Cartaginesi porta a lunghi conflitti.

Nel 278 a.C. con la morte di Agàtocle gli abitanti di Siracusa orfani del loro tiranno, invitarono Pirro, re dell'Epiro, in loro difesa per sconfiggere i Cartaginesi. Nonostante le numerose vittorie, nel 275 a.C. Pirro non riuscì a resistere alla disfatta per opera di Roma. Il tiranno di Siracusa, Gerone II, entra in conflitto con i Mamertini, popolazione che vive a Messina e dintorni, i quali chiamano in soccorso i Romani.

I Romani, progressivamente consolidarono la loro presenza sull'isola non con pochi conflitti, tra tutte ricordiamo le due guerre puniche (262 a.C. e 212 a.C.) e le due rivolte servili, a stento domate, con rivendicazioni di carattere sociale ed aspirazione autonomista: quella di Euno (136-131) e quella di Salvio (104-100).
Dal 280 d.C la Sicilia è scossa dall'invasione di orde barbariche: si inizia con la presenza dei Franchi.
Nel 466 d.C. sbarca in Sicilia con le sue truppe Genserico, re dei Vandali, il quale dieci anni dopo cede l'isola a Odoacre re degli Sciri. Segue un periodo caratterizzato dalla influenza degli Ostrogoti.

Nel 535 d.C. inizia il periodo dei Bizantini con la spedizione inviata da Giustiniano e condotta da Belisario. L'isola divenne provincia di Bisanzio con capitale Siracusa. Le condizioni dell'Isola si aggravarono, anche a causa di numerose scorrerie arabe. Il 17 giugno 827 d.C. i Musulmani d'Africa, da Tunisi sbarcarano a capo Granìtola presso Mazara, chiamati da un ricco comandante siciliano, Eutimio (o Eufemio) da Messina.

Gli Arabi occuparono Palermo (831), che divenne capitale dell'Isola; quindi si impossessarono di Messina (842), Enna (859), Siracusa (878), Catania (900), Taormina (902). Nel 965, con la conquista di Rometta nel messinese, si completò l'occupazione dell'intero territorio siciliano. L'Isola venne interamente sottomessa solo alla fine del secolo IX°. La presenza araba sarà fondamentale per l'Isola, perché la civiltà arabo-sicula sarà di eccezionale stimolo artistico e letterario ma anche tecnologico (con l'introduzione di sistemi di irrigazione si darà origine al cosidetto "giardino mediterraneo" ad agrumi).

La Sicilia venne divisa amministrativamente in tre Valli: Val di Mazara nella parte centro-occidentale, Val Dèmone nella parte orientale-settentrionale, Val di Noto nella parte orientale-meridionale.

Nel 1060 d.C., a causa di una contesa fra i "Kaid" di Catania e di Siracusa, furono chiamati i Normanni che ben conoscono la situazione politico-militare dell'Isola, per essersi da poco stabiliti a Messina. Capitanati da Ruggero di Altavilla, sconfiggono i Musulmani nella battaglia di Cerami e poi conquistano Catania (1071), Palermo (1072), Enna (1087) e con la caduta di Noto nel 1091, completano la loro conquista diventando i "padroni" della Sicilia. Al comando dei Normanni si susseguono Ruggero II, Guglielmo I il Malo (1154-1166), Guglielmo II il Buono (1172-1189).

Nel 1194 d.C. alla morte di Guglielmo II, la corona della Sicilia passa dalla monarchia normanna a quella Sveva (Guglielmo II, non avendo eredi diretti permette il matrimonio tra Costanza d'Altavilla (figlia di Ruggero II ed erede indiretta) ed Enrico VI di Svevia (figlio di Federico Barbarossa)

Morto Enrico VI, Federico II di Svevia diviene re di Sicilia (con il nome di Federico I), ma poichè Federico è ancora minorenne la Sicilia è retta prima da Costanza e poi da Innocenzo III.
Assunto la piena autorità Federico restaura i poteri dello stato indeboliti dalla reggenza. Nel 1220 d.C. Federico diviene imperatore dell'Impero Germanico.
E' certamente il sovrano più carismatico del XIII sec.
Con Federico II, soprannominato "la meraviglia del mondo", il Regno di Sicilia, con Palermo capitale di alto prestigio, diviene il crocevia di attività scientifiche, artistiche e sociali che illumineranno per molti anni la coscienza dei popoli europei. Gli stessi Dante e Petrarca testimoniano esplicitamente che alla corte di Federico nacque la letteratura italiana, che trovò i sui presupposti nella "Scuola poetica siciliana". 

Sotto Federico confluiscono tre civiltà: quella latino-germanica, quella siculo-normanna, e quella araba.
La fine del regno degli Svevi è segnata dalla scomparsa del grande re-imperatore nel 1250 d.C. Il regno degli Svevi durerà fino il 1268 d.C. quando gli Angioini con a capo Carlo D'Angiò, con un agguerrito esercito si impadronisce dell'Isola, con grande efferatezza inviando il suo luogotenente, Guglielmo l'Etendart, ed esercitando da questo momento sulla Sicilia un potere vessatorio. Carlo I D'Angiò trasferisce la capitale da Palermo a Napoli, suscitando il malcontento ed applica un'avida politica fiscale per finanziare le imprese militari alla conquista di Gerusalemme.

1282 d.C. gli abitanti si ribellano contro gli Angioini.

Inizia a Palermo, il 30 marzo, quella che viene definita la rivolta dei "Vespri Siciliani", che presto si estende ovunque nella Sicilia. È il tentativo appassionato di istituire uno stato siciliano autonomo, come una federazione di liberi comuni.

Nel 1285 morti i protagonisti della guerra (papa Martino IV, Carlo I d'Angiò e Pietro III d'Aragona) i Siciliani eleggono re Giacomo II d'Aragona, subendo così una scomunica si popolo inflitta da papa Onorio IV.

Nel 1296 d.C. i Siciliani stessi non esitano a dichiarare decaduto il re (che si sta adoperando per restituire diplomaticamente la Sicilia agli Angioini) e incoronare suo fratello Federico III d'Aragona.
L'Isola continua tuttavia ad essere contesa fra Angioini e Aragonesi, poiché la pace non viene osservata.

Con la pace di Catania (8 novembre 1347) si chiude il II° periodo della guerra dei Novant'anni. Gli Angioini rinunciano ancora una volta alla sovranità sull'isola; mentre i Siciliani si impegnano a non oltrepassare lo stretto ed invadere il Regno di Napoli.

1409 d.C alla morte di Martino I d'Aragona succede (caso più unico che raro) suo padre Martino II d'Aragona che regna solo un anno e muore senza eredi al trono.

Nel 1412 d.C. Ferdinando di Castiglia (nipote di Martino II) diviene re d'Aragona e di Sicilia. Inizia così il periodo spagnolo della storia siciliana, detto Età dei viceré, perché il governo del territorio fu esercitato dalla Spagna per il tramite dei viceré e non vi fu più sovrano che venne nell'Isola, se si esclude Carlo V nel 1535 (per soli tre mesi). Gli avvenimenti successivi in Sicilia sono una lunga sequenza di tumulti e di cospirazioni da parte di notabili e popolani che traggono motivo dalle mutate condizioni delle strutture economiche e politiche in Europa e nel bacino mediterraneo.

Dopo tre secoli di dominio spagnolo, esercitato anche attraverso onnipotenti viceré, la Sicilia diviene merce di scambio quando per il Trattato di Utrecht Vittorio Amedeo II di Savoia il 24 dicembre 1713 prende il titolo di re di Sicilia.

Tra il 1718-1720 d.C. Il generale malcontento antisabaudo permette alla Spagna di riappropriarsi dell'Isola, con grande giubilo della popolazione. Ma essendo in corso la Guerra della Quadruplice Alleanza (Francia, Inghilterra, Austria, Olanda, contro le mire di espansione spagnole), con il trattato dell'Aja la Spagna, battuta per mare a Pachino dagli inglesi e per terra a Francavilla (Me) dagli Austriaci, è costretta a cedere la Sicilia agli Austriaci.

Dal 1720 al 1734 d.C. l'isola passa agli Austriaci con Carlo VI imperatore.

I Borboni

Nel 1734 Filippo V, re di Spagna invia in Italia un esercito al comando del figlio Carlo di Borbone che con la battaglia di Bitonto (Bari, 1734) si impadronisce del regno di Napoli e con la caduta dell'ultimo presidio austriaco a Messina (9 marzo 1735) anche della terra di Sicilia.
L'Isola passa quindi ai Borbone di Spagna, e Carlo III, figlio di Filippo V, diviene re delle due Sicilie. Carlo III inizia un'opera riformatrice, che permette di mitigare la pressione fiscale e favorire i commerci. Limita i poteri dell'Inquisizione e incarica gli stessi Siciliani delle cariche pubbliche isolane.

Con la morte di Carlo III nel 1759 succede al trono il figlio Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, il cui consiglio di tutela è composto anche da Siciliani.

A partire dal 1795 le idee della Rivoluzione francese si propagano anche in Sicilia. Ferdinando di Borbone, a causa dell'occupazione napoleonica, fugge da Napoli in Sicilia per due volte (1798 e 1806). L'isola è ormai divenuta una base bellica dell'Inghilterra in guerra contro i Francesi dell'impero napoleonico.

Dal 1820 al 1860 scoppiano in nome dell'autonomia e della sovranità popolare siciliana, la I, la II e la III Rivoluzione.
Queste rivolte contro la monarchia si manifestano nonostante un moderato assistenzialismo messo in atto dal governo borbonico.

Giuseppe Garibaldi (convinto all'azione da Francesco Crispi) partì da Quarto presso Genova il 5 maggio 1860 con 1089 patrioti fra i quali 45 Siciliani, sbarca a Marsala l'11 maggio con un numero di uomini ridotto a 752.
Con l'impresa dei "Mille" e dei picciotti (circa 10.000 unità) si apre la fase più esaltante del Risorgimento italiano. Il 14 maggio Garibaldi lancia il proclama di Salemi; il 15 maggio vince a Calatafimi e marcia verso Palermo che conquista il 27 maggio
Il 20 luglio si svolge la battaglia di Milazzo. Resiste solo la Cittadella di Messina.
Garibaldi il 18 agosto 1860 attraversa lo Stretto di Messina e passa in Calabria. Il 17 settembre entra vittorioso a Napoli: il governo borbonico è definitivamente sconfitto
L'unione con il Regno d'Italia è sancita con il Plebiscito del 21 ottobre 1860.

Dopo i primi entusiasmi, il periodo post-unitario mette a nudo l'arretratezza socio-economica dell'Isola. La mancata attuazione delle riforme promesse, soprattutto sociali, porta al fiorire del fenomeno del brigantaggio. I latifondisti si appoggiano alla mafia per mantenere la propria autorità sui contadini.

Alla fine della prima guerra mondiale, la politica autarchica fascista determinò una certa ripresa e nel 1923 Mussolini conferisce al prefetto Mori poteri di emergenza per debellare la Mafia. Le pur soddisfacenti operazioni di polizia, tuttavia, non riescono a rimuovere un fenomeno che affonda le proprie radici in complesse cause sociali ed economiche.

Nel 1940 lo scoppio della seconda guerra mondiale, che ha come fronte primario il bacino del Mediterraneo, danneggia ulteriormente le condizioni dell'Isola.
I danni causati dal conflitto, soprattutto alle forniture di energia, avranno ripercussioni nella Sicilia del dopoguerra aggravando i suoi problemi: primi tra tutti quello del banditismo e della mafia.

Il 15 maggio 1946 il governo italiano promulga con un decreto, convertito in legge il 26 febbraio 1948, lo Statuto, che sancisce per la Sicilia una autonomia regionale a Statuto speciale…

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