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Anche
se ci sono leggende e testimonianze di vita nel paleolitico (Omero nel
IX e X libro dell'Odissea racconta dei mitologici Ciclopi, i giganti da
un occhio solo, e dei Lestrigoni antropofagi abitatori dell'odierna Lentini),
secondo Tucidide (lo storico più attendibile) i primi abitatori
della Sicilia risalgono al neolitico e furono i Sicani, immigrati
probabilmente dalla Spagna (proprio dai Sicani nasce il primo nome dell'isola
Sicania); i Siculi, provenienti dall'Italia ed insediatisi
nella parte orientale; gli Elimi, una popolazione mista giunta
dalla Libia, dalla Focile e dall'Anatolia che si stabilirono nel territorio
occidentale.
Nel
700 a.C.
nella Sicilia Occidentale giunsero i Fenici che fondarono strutture
urbane e fecero divenire importanti centri di scambi commerciali Motia,
Soluto e Palermo.Proprio per questo la Sicilia dal quel momento in poi,
divenne un punto strategico e di riferimento per i popoli navigatori.
Dal
735 a.C. con l'arrivo di coloni greci Greci (provenienti
dalla Calcide nell'Ebubea), si apre un'epoca storica di fondamentale importanza
durante la quale la civiltà greco-sicula raggiunse eccezionali
livelli di progresso e d'arte ricordata anche come il periodo della Magna
Grecia. La prima colonia fu Naxos e poi Lentini, Catania, Zancle (l'attuale
Messina) Siracusa, Palazzolo Acreide, Camarina, Megera Iblea, Selinunte,
Gela, Agrigento.
Fino al III° secolo a.C. si combatte per l'indipendenza delle nuove
colonie sia dalla Grecia che dai Cartaginesi insediati sulle coste occidentali.
Si alternano alleanze per il dominio del territorio, che originano varie
tirannidi. Emerge la potenza della città di Siracusa, governata
dai Dinomenidi. Nel 465 a.C la caduta
dei Dinomenidi e l'insurrezione dei Siculi capitanati da Ducezio, compromettono
un processo di unificazione che sembrava stesse avviandosi. La concorrenza
delle comunità cittadine agli interessi consolidati dei Greci e
dei Cartaginesi porta a lunghi conflitti.
Nel
278 a.C. con la morte di Agàtocle gli abitanti di Siracusa
orfani del loro tiranno, invitarono Pirro, re dell'Epiro, in loro difesa
per sconfiggere i Cartaginesi. Nonostante le numerose vittorie, nel
275 a.C. Pirro non riuscì a resistere alla disfatta
per opera di Roma. Il tiranno di Siracusa, Gerone II, entra in conflitto
con i Mamertini, popolazione che vive a Messina e dintorni, i quali chiamano
in soccorso i Romani.
I
Romani, progressivamente consolidarono la loro presenza sull'isola
non con pochi conflitti, tra tutte ricordiamo le due guerre puniche
(262 a.C. e 212 a.C.) e le due rivolte servili, a stento domate,
con rivendicazioni di carattere sociale ed aspirazione autonomista: quella
di Euno (136-131) e quella di Salvio
(104-100).
Dal 280 d.C la Sicilia è scossa
dall'invasione di orde barbariche: si inizia con la presenza dei Franchi.
Nel 466 d.C. sbarca in Sicilia con
le sue truppe Genserico, re dei Vandali, il quale dieci anni dopo cede
l'isola a Odoacre re degli Sciri. Segue un periodo caratterizzato dalla
influenza degli Ostrogoti.
Nel
535 d.C.
inizia il periodo dei Bizantini con la spedizione inviata da Giustiniano
e condotta da Belisario. L'isola divenne provincia di Bisanzio con capitale
Siracusa. Le condizioni dell'Isola si aggravarono, anche a causa di numerose
scorrerie arabe. Il 17 giugno 827 d.C.
i Musulmani d'Africa, da Tunisi sbarcarano a capo Granìtola presso
Mazara, chiamati da un ricco comandante siciliano, Eutimio (o Eufemio)
da Messina.
Gli Arabi occuparono Palermo (831),
che divenne capitale dell'Isola; quindi si impossessarono di Messina (842),
Enna (859), Siracusa
(878), Catania (900), Taormina
(902). Nel 965, con la
conquista di Rometta nel messinese, si completò l'occupazione dell'intero
territorio siciliano. L'Isola venne interamente sottomessa solo alla fine
del secolo IX°. La presenza araba sarà fondamentale per l'Isola,
perché la civiltà arabo-sicula sarà di eccezionale
stimolo artistico e letterario ma anche tecnologico (con l'introduzione
di sistemi di irrigazione si darà origine al cosidetto "giardino
mediterraneo" ad agrumi).
La Sicilia venne divisa amministrativamente in tre Valli: Val di Mazara
nella parte centro-occidentale, Val Dèmone nella parte orientale-settentrionale,
Val di Noto nella parte orientale-meridionale.
Nel 1060 d.C., a causa di una contesa
fra i "Kaid" di Catania e di Siracusa, furono chiamati i Normanni
che ben conoscono la situazione politico-militare dell'Isola, per essersi
da poco stabiliti a Messina. Capitanati da Ruggero di Altavilla, sconfiggono
i Musulmani nella battaglia di Cerami e poi conquistano Catania (1071),
Palermo (1072), Enna (1087)
e con la caduta di Noto nel 1091,
completano la loro conquista diventando i "padroni" della Sicilia.
Al comando dei Normanni si susseguono Ruggero II, Guglielmo I il Malo
(1154-1166), Guglielmo II il Buono
(1172-1189).
Nel 1194 d.C. alla morte di Guglielmo
II, la corona della Sicilia passa dalla monarchia normanna a quella Sveva
(Guglielmo II, non avendo eredi diretti permette il matrimonio tra Costanza
d'Altavilla (figlia di Ruggero II ed erede indiretta) ed Enrico VI di
Svevia (figlio di Federico Barbarossa)
Morto Enrico VI, Federico II di Svevia diviene re di Sicilia (con il nome
di Federico I), ma poichè Federico è ancora minorenne la
Sicilia è retta prima da Costanza e poi da Innocenzo III.
Assunto la piena autorità Federico restaura i poteri dello stato
indeboliti dalla reggenza. Nel 1220 d.C.
Federico diviene imperatore dell'Impero Germanico.
E' certamente il sovrano più carismatico del XIII sec.
Con Federico II, soprannominato "la meraviglia del mondo", il
Regno di Sicilia, con Palermo capitale di alto prestigio, diviene il crocevia
di attività scientifiche, artistiche e sociali che illumineranno
per molti anni la coscienza dei popoli europei. Gli stessi Dante e Petrarca
testimoniano esplicitamente che alla corte di Federico nacque la letteratura
italiana, che trovò i sui presupposti nella "Scuola poetica
siciliana".
Sotto Federico confluiscono tre civiltà: quella latino-germanica,
quella siculo-normanna, e quella araba.
La fine del regno degli Svevi è segnata dalla scomparsa del grande
re-imperatore nel 1250 d.C. Il regno
degli Svevi durerà fino il 1268 d.C.
quando gli Angioini con a capo Carlo D'Angiò, con un agguerrito
esercito si impadronisce dell'Isola, con grande efferatezza inviando il
suo luogotenente, Guglielmo l'Etendart, ed esercitando da questo momento
sulla Sicilia un potere vessatorio. Carlo I D'Angiò trasferisce
la capitale da Palermo a Napoli, suscitando il malcontento ed applica
un'avida politica fiscale per finanziare le imprese militari alla conquista
di Gerusalemme.
1282 d.C. gli abitanti si ribellano
contro gli Angioini.
Inizia
a Palermo, il 30 marzo, quella che viene definita la rivolta dei "Vespri
Siciliani", che presto si estende ovunque nella Sicilia. È
il tentativo appassionato di istituire uno stato siciliano autonomo, come
una federazione di liberi comuni.
Nel 1285 morti i protagonisti della
guerra (papa Martino IV, Carlo I d'Angiò e Pietro III d'Aragona)
i Siciliani eleggono re Giacomo II d'Aragona, subendo così una
scomunica si popolo inflitta da papa Onorio IV.
Nel 1296 d.C. i Siciliani stessi non
esitano a dichiarare decaduto il re (che si sta adoperando per restituire
diplomaticamente la Sicilia agli Angioini) e incoronare suo fratello Federico
III d'Aragona.
L'Isola continua tuttavia ad essere contesa fra Angioini e Aragonesi,
poiché la pace non viene osservata.
Con la pace di Catania (8 novembre 1347)
si chiude il II° periodo della guerra dei Novant'anni. Gli Angioini
rinunciano ancora una volta alla sovranità sull'isola; mentre i
Siciliani si impegnano a non oltrepassare lo stretto ed invadere il Regno
di Napoli.
1409 d.C alla morte di Martino I d'Aragona
succede (caso più unico che raro) suo padre Martino II d'Aragona
che regna solo un anno e muore senza eredi al trono.
Nel 1412 d.C. Ferdinando di Castiglia
(nipote di Martino II) diviene re d'Aragona e di Sicilia. Inizia così
il periodo spagnolo della storia siciliana, detto Età dei viceré,
perché il governo del territorio fu esercitato dalla Spagna per
il tramite dei viceré e non vi fu più sovrano che venne
nell'Isola, se si esclude Carlo V nel 1535
(per soli tre mesi). Gli avvenimenti successivi in Sicilia sono una lunga
sequenza di tumulti e di cospirazioni da parte di notabili e popolani
che traggono motivo dalle mutate condizioni delle strutture economiche
e politiche in Europa e nel bacino mediterraneo.
Dopo
tre secoli di dominio spagnolo, esercitato anche attraverso onnipotenti
viceré, la Sicilia diviene merce di scambio quando per il Trattato
di Utrecht Vittorio Amedeo II di Savoia il 24 dicembre
1713 prende il titolo di re di Sicilia.
Tra
il 1718-1720 d.C. Il generale malcontento antisabaudo permette
alla Spagna di riappropriarsi dell'Isola, con grande giubilo della popolazione.
Ma essendo in corso la Guerra della Quadruplice Alleanza (Francia, Inghilterra,
Austria, Olanda, contro le mire di espansione spagnole), con il trattato
dell'Aja la Spagna, battuta per mare a Pachino dagli inglesi e per terra
a Francavilla (Me) dagli Austriaci, è costretta a cedere la Sicilia
agli Austriaci.
Dal
1720 al 1734 d.C. l'isola passa agli Austriaci con Carlo VI
imperatore.
I
Borboni
Nel
1734 Filippo V, re di Spagna invia in Italia un esercito al
comando del figlio Carlo di Borbone che con la battaglia di Bitonto (Bari,
1734) si impadronisce del regno di Napoli e con la caduta dell'ultimo
presidio austriaco a Messina (9 marzo 1735) anche della terra di Sicilia.
L'Isola passa quindi ai Borbone di Spagna, e Carlo III, figlio di Filippo
V, diviene re delle due Sicilie. Carlo III inizia un'opera riformatrice,
che permette di mitigare la pressione fiscale e favorire i commerci. Limita
i poteri dell'Inquisizione e incarica gli stessi Siciliani delle cariche
pubbliche isolane.
Con la morte di Carlo III nel 1759 succede al trono il figlio Ferdinando
IV di Napoli e III di Sicilia, il cui consiglio di tutela è composto
anche da Siciliani.
A partire dal 1795 le idee della Rivoluzione
francese si propagano anche in Sicilia. Ferdinando di Borbone, a causa
dell'occupazione napoleonica, fugge da Napoli in Sicilia per due volte
(1798 e 1806). L'isola è ormai divenuta una base bellica dell'Inghilterra
in guerra contro i Francesi dell'impero napoleonico.
Dal 1820 al 1860 scoppiano in nome
dell'autonomia e della sovranità popolare siciliana, la I, la II
e la III Rivoluzione.
Queste rivolte contro la monarchia si manifestano nonostante un moderato
assistenzialismo messo in atto dal governo borbonico.
Giuseppe Garibaldi (convinto all'azione da Francesco Crispi) partì
da Quarto presso Genova il 5 maggio 1860
con 1089 patrioti fra i quali 45 Siciliani, sbarca a Marsala l'11 maggio
con un numero di uomini ridotto a 752.
Con l'impresa dei "Mille" e dei picciotti (circa 10.000 unità)
si apre la fase più esaltante del Risorgimento italiano. Il 14
maggio Garibaldi lancia il proclama di Salemi; il 15 maggio vince a Calatafimi
e marcia verso Palermo che conquista il 27 maggio
Il 20 luglio si svolge la battaglia di Milazzo. Resiste solo la Cittadella
di Messina.
Garibaldi il 18 agosto 1860 attraversa
lo Stretto di Messina e passa in Calabria. Il 17 settembre entra vittorioso
a Napoli: il governo borbonico è definitivamente sconfitto
L'unione con il Regno d'Italia è sancita con il Plebiscito del
21 ottobre 1860.
Dopo
i primi entusiasmi, il periodo post-unitario mette a nudo l'arretratezza
socio-economica dell'Isola. La mancata attuazione delle riforme promesse,
soprattutto sociali, porta al fiorire del fenomeno del brigantaggio. I
latifondisti si appoggiano alla mafia per mantenere la propria autorità
sui contadini.
Alla
fine della prima guerra mondiale, la politica autarchica fascista determinò
una certa ripresa e nel 1923 Mussolini
conferisce al prefetto Mori poteri di emergenza per debellare la Mafia.
Le pur soddisfacenti operazioni di polizia, tuttavia, non riescono a rimuovere
un fenomeno che affonda le proprie radici in complesse cause sociali ed
economiche.
Nel 1940 lo scoppio della seconda
guerra mondiale, che ha come fronte primario il bacino del Mediterraneo,
danneggia ulteriormente le condizioni dell'Isola.
I danni causati dal conflitto, soprattutto alle forniture di energia,
avranno ripercussioni nella Sicilia del dopoguerra aggravando i suoi problemi:
primi tra tutti quello del banditismo e della mafia.
Il 15 maggio 1946 il governo italiano
promulga con un decreto, convertito in legge il 26 febbraio 1948,
lo Statuto, che sancisce per la Sicilia una autonomia regionale a Statuto
speciale
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